“Ecco perché Veronica ha ucciso Loris”. Nessuna relazione col suocero e nessuna paura di essere scoperta: ha agito per un motivo ben preciso


Quello di Santa Croce Camerina è uno dei crimini che attraversa gli anni della cronaca italiana a causa della sua cruda realtà. Di una mamma che ha ucciso suo figlio. Tante, in questi anni, le domande sul perché, su come una madre possa arrivare a commettere un crimine, per una mamma appunto, così terribile. Nel perdurante silenzio della donna, è la magistratura inquirente e giudicante a ricostruire il movente. Ed è proprio dagli atti giudiziari a emergere una verità insopportabile. “Un dolo d’impeto, nato dal rifiuto del bambino di andare a scuola quella mattina e dal diverbio nato con la madre, il contenuto è conosciuto soltanto all’imputata”. Questo il movente, secondo il gup di Ragusa, Andrea Reale, che ha portato Veronica Panarello a uccidere il figlio Loris, di 8 anni, “strangolandolo con delle fascette”, a ”occultarne poi il corpo” e a ”nascondere lo zainetto del bambino”. Secondo il giudice, l’omicidio sarebbe stato ”dettato da un impulso incontrollabile, da uno stato passionale momentaneo della donna”. “Il falso alibi fornito, le diverse versioni sui fatti, le plurime contraddizioni, i tentativi di accusare altre persone, la condotta processuale spregiudicata e calunniosa, ribadita in forma glaciale e senza tentennamenti anche davanti al giudice costituiscono comprova dell’inverosimiglianza di amnesie dissociative retrograde”, ha scritto il giudice per l’udienza preliminare nelle 194 pagine delle motivazioni della condanna della Panarello. (Continua a leggere dopo la foto)








“La responsabilità dell’imputata” nell’omicidio di Loris e nell’occultamento del cadavere, ha specificato, “è dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio”. Inoltre, ha aggiunto, è ”inattendibile e falsa la chiamata in correità del suocero”, tanto da giustificare la ”trasmissione degli atti alla Procura per calunnia nei confronti di Andrea Stival”. La donna ha ”indicato un movente turpe, gravissimo, sconvolgente”, nella minaccia del figlio Loris di rivelare al padre la presunta relazione della madre con il suocero, che avrebbe ucciso il nipote per ‘zittirlo'”. (Continua a leggere dopo le foto)






 



 

Tuttavia, ha osservato il Gup, ”non è provata la relazione tra i due che resta una dichiarazione dell’imputata senza indizi a confronto”. Ma non solo: è ”inverosimile e smentito dai tempi di percorrenza” il presunto incontro col suocero prima del delitto e Stival ha ”un credibile e forte alibi” confermato da testimoni e dalla localizzazione di un cellulare. La Panarello si è vista rigettata la richiesta di arresti domiciliari per la madre di Loris Stival, strangolato con delle fascette elettriche il 29 novembre 2014. La richiesta, presentata dall’avvocato della donna, Francesco Villardita, era stata dichiarata inammissibile per mancata notifica agli avvocati delle parti offese. Villardita riproporrà nuovamente al Gup la richiesta di concessione degli arresti domiciliari, anche con l’uso del braccialetto elettronico.

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